GRUPPO ATLANTE 2000 & COMITATO SINDACI DEL VENETO
Piano sicurezza tipo per la provincia
di
FIRENZE
IPOTESI DI
A)- PIANO DI SICUREZZA PREVENTIVO
1. – SETTORE VOLANTI
PER LA CITTA’ E LA PROVINCIA DI FIRENZE
1^ DIVISIONE DELL’UFFICIO
SICUREZZA PROVINCIALE
2. – SETTORE CONTROLLO DEL TERRITORIO URBANO DELLA CITTA’
DI FIRENZE.
(Diverrà la 3^ Divisione "Poliziotto di quartiere"
dell’UFFICIO SICUREZZA PROVINCIALE)
B) – PIANO DI
SICUREZZA DELLA RETE INVESTIGATIVA
2^ DIVISIONE DELL’UFFICIO
SICUREZZA PROVINCIALE
-
UFFICIO DIGOS
-
UFFICIO SQUADRA MOBILE
INDICE
- Definizione dei piani di sicurezza Pag. 2
- Ufficio sicurezza provinciale. 1^ Divisione Prevenzione Settore volanti. 5
- 1^ Divisione. Settore controllo del
territorio. Piano del
poliziotto di quartiere
per la città e la provincia di Firenze.
(Diverrà la terza divisione dell’ufficio
sicurezza provinciale). 18
- Ufficio sicurezza provinciale. 2^
Divisione.
Piani di sicurezza della rete investigativa. 41
- Esempio numerico del numero di volanti, del
numero
di unità poliziotto di quartiere ed unità investigative
sul
territorio nazionale, per la
provincia di Firenze ed il suo
Capoluogo. 48 - 49
- Riepilogo del n. volanti ed unità
investigative e
Poliziotto di quartiere in Italia 49
- Numero attuale di appartenenti
alle 7 Forze di Polizia in Italia 50
- Personale da recuperare al servizio attivo 51
- Ipotesi di nuova distribuzione degli
appartenenti alle forze di Polizia 52
PIANI DI SICUREZZA
I piani di
sicurezza si definiscono come lo strumento organizzativo che permette di programmare
l’impiego di uomini e mezzi, nelle attività che
assicurano sicurezza di circolazione, di relazione, di pacifico ed ordinato
svolgimento di tutte le attività che caratterizzano la convivenza civica; tali
da farle raggiungere livelli qualitativi, progressivamente sempre più elevati.
I piani riguardano
allora l’organizzazione dei mezzi e delle funzioni dei tre uffici o divisioni
nelle quali è diviso l’ufficio sicurezza provinciale,
regionale e interregionale.
Conseguentemente ciascun piano di sicurezza
dovrà prevedere le attività relative a:
a. – Analisi dei flussi di traffico che interessano le
specifiche attività da controllare;
b. – Controllo delle zone produttive e dei punti
sensibili delle varie funzioni residenziali, produttive e sociali dei cittadini
e residenti;
c. – collegamento con la rete di organi
preposti alla sicurezza dei cittadini e residenti sul territorio;
d. – capisaldi di organizzazione
delle attività di Polizia.
Si dovrà procedere così alla formazione di piani
di sicurezza per ciascun settore di intervento delle
forze di sicurezza.
Essi saranno
quelli che concernono:
PIANO
DI PREVENZIONE DEL SETTORE VOLANTI PER LA PROVINCIA DI
FIRENZE
La previsione di questo piano di sicurezza
deve comprendere alcuni punti fondamentali che si indicano
qui di seguito:
1. – Individuazione dei settori di
decentramento delle attività di sicurezza della Provincia di Firenze.
2. – Controllo dei flussi di traffico
delle attività produttive e illecite della Provincia di Firenze.
3. – Controllo delle attività produttive della medesima
circoscrizione provinciale.
4. – Controllo dei punti sensibili
della vita sociale e ricreativa della comunità milanese.
5. – Collegamento tra i settori
provinciali di decentramento dell’ufficio sicurezza di Bologna.
6. – Collegamento della rete di volanti con il poliziotto
di quartiere.
7. – Collegamento con la rete investigativa da parte
della rete di volanti.
8. – Collegamento della stessa rete di
volanti con le forze speciali delle forze di polizia.
9. – Servizi semplici e complessi delle unità volanti.
10. – Servizi compositi con il poliziotto di quartiere.
11. – Capisaldi di sicurezza.
12. – Concentramento di volanti in caso di delitto
commesso.
13. – Collegamento delle unità volanti
con gli organismi laici e religiosi, al fine di acquisire le informazioni utili
per la prevenzione degli illeciti
e per le funzioni sociali della sicurezza. (Acli, Caritas, Azione
cattolica, parrocchie, uffici circoscrizionali di quartiere, USL, ecc.).
14. – Collegamento dell’ufficio sicurezza provinciale con
quelli delle province confinanti , al fine del
coordinamento dei piani delle unità volanti di tali uffici sicurezza.
15. – L’acquisizione delle informazioni
ricevute dal poliziotto di quartiere e dalla rete investigativa.
16. – Le informazioni della rete volanti vanno fornite alla
rete investigativa per la parte che può interessare
alla stessa.
17. – Le tecniche di intervento
della rete volanti: l’osservazione e la constatazione diretta per la
realizzazione degli obiettivi di piano.
. Il potenziamento
della ricerca con la rete investigativa, quando viene
individuato l’illecito.
. La constatazione
diretta viene effettuata con auto civili ed operatori
in borghese e in divisa.
18. – Verifiche della validità dei piani, con
sperimentazione di nuove tecniche di intervento e
diversa densità di controllo.
18
Bis - ter – Gli
obiettivi di piano:
. Diminuzione del tasso di criminalità desumibile dalle statistiche
annuali redatte dalla Prefettura di ciascuna provincia.
.
Il raggiungimento degli obiettivi di piano in relazione alle
tecniche di intervento. Un obiettivo specifico deve essere anche l’adozione di
specifiche misure atte a scoraggiare la commissione di illeciti.
La modifica delle
tecniche di intervento si pone in relazione al
raggiungimento o meno degli obiettivi prefissati.
Ad esempio si potrà prevedere un numero maggiore o
minore di operatori in divisa, una diversa intensità
di controlli su ciascun tipo di punto sensibile o attività produttiva.
Nei piani potranno essere anche previste le variazioni
dei capisaldi in relazione all’intensità dell’attività
criminosa nelle diverse zone provinciali.
PIANO
PROVINCIALE ANNUALE DELLA PROVINCIA DI FIRENZE PER
LE
ATTIVITA’ DI SICUREZZA – SETTORE VOLANTI – 1^ DIVISIONE
DELL’UFFICIO
SICUREZZA PROVINCIALE - PREVENZIONE
1.
– Settori di decentramento
della provincia di Firenze.
. Firenze e comuni
limitrofi di coordinamento;
. Empoli;
. Certaldo;
. Pontassieve;
. Firenzuola;
. Fiesole;
I settori di
decentramento vengono divisi in sottosettori, che
corrispondono alle circoscrizioni della rete di volanti, di poliziotto di
quartiere ed investigativa.
Il settore di
Firenze può comprendere i seguenti Comuni:
. Lastra – Impruneta – Sesto Fiorentino –
S. Casciano – Signa - Scandicci.
Ciascun settore di
decentramento viene diviso in sottosettori che
terminano ove finisce il corrispondente settore di decentramento, nel caso di
Firenze o dei maggiori centri provinciali, dove termina cioè il territorio dei
Comuni esterni succitati.
Il Comune di
Firenze del settore di decentramento di Firenze, viene
diviso successivamente in zone, così come ogni altro centro urbano capoluogo di
provincia o minore dello stesso territorio provinciale.
Le zone per il
Comune di Firenze, che continuano al termine del Comune come sottosettori,
possono essere così individuate:
1^ ZONA, centro storico; entro il quadrilatero avente per
vertici le seguenti piazze: P.ZA DELL’ANNUNZIATA – P.ZA S5TAZIONE S.MARIA NOVELLA – PIAZZA PITTI –
P.ZA POGGI.
2^ ZONA, P.ZA POGGI: contornata dal bordo della prima zona ed
entro il settore individuato da FIUME ARNO – P.ZA POGGI da un lato e VIA FAENTINA – VIA DON
MINZONI – VIA MATTEOTTI – P.ZA ANNUNZIATA dall’altro.
3^ ZONA, P.ZA PITTI: contornata dal
bordo della prima zona ed entro il settore individuato da P.ZA PITTI – VIA SENESE da un lato e P.ZA POGGI – FIUME ARNO dall’altro;
4^ ZONA, P.ZA GOLDONI:
contornata dal bordo della prima zona ed entro il settore individuato da FIUME
ARNO - P.ZA
GOLDONI da un lato e VIA SENESE - P.ZA
PITTI dall’altro;
5^ ZONA, VIA DELLE PANCHE: contornata dal bordo della prima
zona ed entro il settore individuato da VIA
DELLE PANCHE – VIA FILIPPO CORRIDORI
– P.LE STAZIONE S.MARIA
NOVELLA da un lato e FIUME ARNO – P.ZA GOLDONI dall’altro;
6^ ZONA, VIA FAENTINA: contornata dal bordo
della prima zona ed entro il settore individuato da VIA FAENTINA – VIA
TOGLIATTI – VIA MATTEOTTI – P.LE ANNUNZIATA da un lato e VIA DELLE PANCHE – VIA CORRIDORI
– P.ZA STAZIONE S.MARIA NOVELLA dall’altro;
Come
detto vi sarà corrispondenza tra le zone di intervento
del poliziotto di quartiere e quelle della rete di volanti e della rete
investigativa.
2.
– Flussi di
traffico della provincia di Firenze.
L’attività
di prevenzione inizia dai flussi di traffico stradale, ferroviario, aereo, i
quali devono essere controllati nel loro manifestarsi, al fine di individuare
eventuali anomalie che possono condurre ad attività illecite perpetrate in
altre sedi.
Deve cioè essere predisposta
una sorveglianza continua nei vari punti caratterizzanti un determinato
traffico, al fine di individuare comportamenti illeciti, che potranno trovare
la loro destinazione in altre sedi produttive o sociali.
Così dovranno essere pianificati servizi di controllo
e di prevenzione sui vari mezzi di comunicazione, come le strade ferrate, gli aerei
e gli aeroporti, le autostrade e gli automezzi di linea, le navi, i treni, le
strade provinciali, nonché nei centri di sosta e di
ristoro delle vie di comunicazione citate.
Per la provincia
di Firenze tali vie possono così essere individuate:
Autostrade:
FIRENZE – BOLOGNA; FIRENZE – ROMA; FIRENZE – LIVORNO; FIRENZE – SIENA.
Strade statali o provinciali: FIRENZE
– PRATO; FIRENZE – GRENZUOLA; FIRENZE – FORLI’ – FIRENZE – SIENA;
FIRENZE – LIVORNO; FIRENZE – PISTOIA; FIRENZE – AREZZO.
Strade ferrate: FIRENZE –
BOLOGNA ; FIRENZE – ROMA; FIRENZE – LIVORNO; FIRENZE -
SIENA
Aeroporti: FIRENZE
PERETOLA
3.
– Attività
produttive della provincia di Firenze.
Altro settore molto importante ai fini della
prevenzione di sicurezza, è il controllo delle attività produttive, che verrà svolto secondo la tecnica dell’osservazione e della
constatazione diretta.
A titolo di esempio
possono essere indicate alcune attività produttive da sottoporre al controllo
di vario livello ed efficacia, al fine di prevenire specifiche attività
delittuose.
Queste sono solo
alcune delle numerose attività produttive che interessano la prevenzione di
sicurezza, al fine di impedire la commissione di reati o di illeciti
amministrativi.
In
relazione a queste attività
produttive, vanno individuate e insegnate nei relativi centri di formazione
delle forze di Polizia, le attività di osservazione e di constatazione diretta.
Va quindi redatta
una pianta provinciale delle attività produttive con i percorsi del controllo
per sottosettori di ciascun settore di decentramento,
effettuato in autovettura, in motociclo o a piedi sui vari mezzi di trasporto
pubblici.
4)
– I punti
sensibili da controllare sono quelli indicati in precedenza e denominati
attività produttive; in particolare meritano particolare attenzione le attività
seguenti:
Queste attività
andranno controllate in modo efficace e continuativo, da operatori in borghese
e in divisa, secondo le circostanze.
Le tecniche di intervento per il controllo di tali attività saranno
quelle dell’osservazione e della constatazione diretta ed i mezzi di
locomozione potranno essere automezzi, motomezzi od
altro secondo le specifiche esigenze.
Queste attività di
controllo saranno particolarmente importanti per quelle regioni con alto tasso
di criminalità, ove il controllo dovrà essere organizzato in maniera efficace, con
analisi della variazione delle attività criminose, in funzione proprio della realizzazione di una rete preventiva.
Il
controllo dovrà essere mobile e continuo. Mobile inteso,
in termini di intensità variabile e secondo i primi risultati dell’attività preventiva,
ai quali dovranno seguire altre funzioni di carattere repressivo.
Infatti a
duna prima analisi generale di una volante, che ha raccolto sospetti in merito
ad una certa attività produttiva, che potrebbe nascondere illeciti
comportamenti, potrà seguire una azione più incisiva delle unità poliziotto di
quartiere o della rete investigativa, in relazione alla gravità dell’illecito.
Se nel
settore di decentramento provinciale di Bologna, operano 35 volanti
continuativamente per ogni turno di servizio, alcune saranno specializzate in
certi accertamenti ed altre avranno compiti di controllo più generale.
5)
– Collegamento
tra i settori provinciali della provincia di Firenze.
Il collegamento tra i settori della provincia di
Firenze dell’ufficio sicurezza provinciale, per il
settore volanti, avviene attraverso gli uffici del poliziotto di quartiere dei
settori limitrofi di decentramento.
Il settore di decentramento di Firenze ad esempio,
avrà dei punti di collegamento a S.Casciano – Signa – Scandicci – Empoli – Certaldo, al fine di stabilire continue intese di lavoro ed
organizzative con le volanti che operano nei settori
di decentramento di Empoli e Certaldo.
Naturalmente ogni settore di decentramento dovrà
prevedere punti di collegamento con i settori limitrofi: così Pontassieve nei confronti di Fiesole e di Fiorenze e
poi con i settori limitrofi di altre province. Per Pontassieve vi potranno essere i
settori di Prato – Pistoia e Siena.
Dovranno
essere predisposte le tecniche di collegamento con vari strumenti a
disposizione e con le diverse modalità operative da attuarsi con
radio portatili, cellulari e con lo scambio diretto di informazioni.
6)
– Collegamento
della rete di volanti con il poliziotto di quartiere.
Il collegamento
con il poliziotto di quartiere dovrà avvenire via radio e centrale operativa
per tutti i settori di decentramento. Ciò significa che le
volanti di ogni settore dovranno poter comunicare con il poliziotto di
quartiere di tutti gli altri settori della provincia.
Via radio o a mezzo
cellulare nell’ambito di ciascun settore di decentramento, il collegamento
dovrà essere garantito con tutti i poliziotti di quartiere del settore.
Lo scambio di informazioni avverrà direttamente negli uffici del
poliziotto di quartiere ove si recano periodicamente le volanti di un certo
settore di decentramento provinciale.
Per il settore di Firenze, questo dovrà avvenire nelle
zone del Comune di Firenze e nei Comuni limitrofi fino
ai confini di settore.
Le
informazioni acquisite dal poliziotto di quartiere vengono
sintetizzate nell’ufficio sicurezza provinciale e nei settori di decentramento
per mezzo di computers ubicati nei Commissariati di
zona. Tali informazioni debbono quindi essere
elaborate in funzione della provenienza dai vari settori di decentramento.
Le medesime
informazioni vengono trasmesse alla rete
investigativa, per l’elaborazione necessaria alle indagini sui reati commessi.
7)
– Collegamento
con la rete investigativa, da parte della rete di
volanti.
Le notizie ed
informazioni che sono immediatamente utilizzabili dalla rete investigativa, debbono essere messe a disposizione della medesima
immediatamente.
Tali
comunicazioni vanno effettuate in funzione della
osservazione e della constatazione diretta di illeciti che possono verificarsi.
Il
collegamento operativo avviene negli uffici dei Commissariati di zona o in
quelli della prima o seconda divisione dell’ufficio sicurezza provinciale.
Così per Firenze gli uffici dei Commissariati di zona di Pontassieve ed Empoli, potranno
essere frequentati dalle volanti che hanno notizie importanti da comunicare
direttamente agli organi di Polizia Giudiziaria (P.G.) di tali sedi.
Ma le medesime
informazioni potranno essere trasmesse con comunicazioni telefoniche, via fax o
con comunicazioni radio o ancora con telefoni portatili; in
relazione alla riservatezza necessaria e alle possibilità dei vari mezzi
di comunicazione di illustrare sufficientemente i fatti accaduti.
8)
– Collegamento
delle volanti con le specialità delle forze di
Polizia.
Le specialità ove
esistenti nella provincia, operano negli stessi settori di decentramento
dell’ufficio sicurezza ove agiscono le altre forze di sicurezza.
Le informazioni
per esempio sulle attività illecite e sociali del settore ambiente vengono acquisite
per la provincia di Firenze, dalle Guardie forestali dei settori di
decentramento citati, negli uffici esistenti in tali settori di decentramento.
Medesimo
collegamento avverrà negli uffici relativi, per quanto riguarda la Polizia
tributaria, la polizia penitenziaria, la polizia
ferroviaria, i Vigili del Fuoco.
9)
– Servizi
semplici e complessi delle unità volanti.
Servizi semplici
unitari e misti.
Il
servizio di volante semplice può essere organizzato con operatori della stessa
specialità e forza di Polizia e con operatori della stessa specialità e forza
di polizia o ancora con operatori di specialità diverse e di forze di Polizia diverse, che operano nello stesso settore di decentramento
provinciale o in settori diversi.
Una
pattuglia di tre elementi può essere formata da operatori di Firenze – Empoli –
Certaldo, con il compito di prestare servizio in zone
intersettoriali e di collegamento di settore, al fine anche della maggiore
conoscenza ed idoneità di intervento nei rispettivi
territori.
Con i servizi
misti potranno essere impiegate pattuglie ad esempio di 3 uomini, di cui due
del settore volanti ed uno delle Guardie forestali di Firenze o della Polizia ferroviaria.
Ma molto
importanti sono i servizi misti di aiuto e soccorso
che vengono previsti nel 30 % del totale dei servizi di ciascuna provincia.
Questi hanno la
funzione di prestare soccorso in tutti i casi di precarietà e di difficoltà in
cui si possono venire a trovare i cittadini e i residenti sul territorio
provinciale; come nel caso di disagio giovanile, di orfani,
abbandonati, richiedenti asilo ed aventi nazionalità straniera, prostitute,
tossicodipendenti, anziani, vagabondi, barboni, ecc.
Questa funzione
dell’aiuto e soccorso deriva da uno dei primi compiti della Pubblica sicurezza
e quindi di tutte le forze di polizia vista la loro
attività di intervento in situazioni di prevenzione e di repressione dei reati.
Questo compito ora
attribuito con il progetto sicurezza in modo organizzato e scientifico alle
forze di Polizia, permette di dare una caratteristica di estrema
flessibilità alla struttura di Polizia e una garanzia di effettiva tutela
democratica delle libertà del cittadino e residente sul territorio provinciale,
regionale e nazionale.
Ciò suscita la
considerazione secondo cui uno Stato sovrano che impronti la sua attività
all’aiuto e soccorso, non può essere considerato un ordinamento autoritario, ma
un ente che programma il suo sviluppo sulla base del rapporto dialettico e
sociale di livello molto elevato e tale da costituire anche strumento educativo
nei confronti di tutti coloro che risiedono nel suo
ambito territoriale perché cittadini o perché vi stazionano per ragioni diverse
dalla cittadinanza.
Tutta la struttura
e la sistematica di impiego del settore volanti
naturalmente, come ogni altra funzione di sicurezza, andrà sottoposta ad
adeguata sperimentazione, in funzione dei risultati ottenuti nell’area
preventiva e investigativa. Quindi anche l’utilità dei
servizi misti andrà valutata alla luce dei risultati che un tale servizio
comporta per la prevenzione e l’indagine di Polizia giudiziaria.
Si devono poi
pianificare anche servizi complessi, con operatori di sicurezza provinciali,
regionali e interregionali, per il controllo congiunto dei flussi di traffico
regionali e interregionali.
Così potrà essere
prevista la formazione di volanti di 3 uomini, di cui due appartenenti alla
struttura provinciale ed 1 a quella regionale. Lo stesso accadrà per il
controllo di attività produttive interprovinciali.
Ad esempio potrà
trattarsi di controllo a locali di divertimento che richiamano persone
provenienti da province diverse nei vari periodi dell’anno.
10)– Servizi compositi con il poliziotto di quartiere
del settore volanti.
Molto utili
saranno i servizi compositi effettuati dalle volanti
unitamente ad operatori del poliziotto di quartiere, proprio al fine di
amalgamare le tecniche di intervento nella prevenzione di illeciti di carattere
amministrativo o penale.
Ciò sarà utile
allora nella prevenzione della microcriminalità o della criminalità comune e
per la più pronta individuazione dei luoghi ove si commettono illeciti.
Sono servizi da
prevedere in ogni settore di decentramento e da sperimentare nelle loro
funzioni di controllo del territorio.
11)– Capisaldi di sicurezza.
I capisaldi della
struttura di sicurezza provinciale, costituiscono la struttura portante
operativa e funzionale della medesima struttura; i punti cioè
di riferimento per i collegamenti e le informazioni e per l’organizzazione
delle attività di sicurezza.
Per la provincia
di Firenze, ma in genere per tutte le province, sono di 1^ - 2^ - 3^ - 4^
specie.
Capisaldi di 1^ specie.
Essi si trovano
nei settori di decentramento provinciale e sono costituiti dai Commissariati di
zona; come quelli di Empoli – Pontassieve
– Certaldo – Firenzuola –
Fiesole e l’ufficio sicurezza di
Firenze.
Capisaldi di 2^ specie
Sono i punti di
collegamento intersettoriale tra la rete di volanti e il poliziotto di
quartiere, si trovano negli uffici del poliziotto di quartiere (Municipi in
genere dei Comuni limitrofi a ciascun settore di decentramento provinciale);
per il settore di Firenze essi sono ubicati ad esempio negli uffici del Poliziotto di quartiere di Scandicci – Signa – S.Casciano.
Capisaldi di 3^ specie
Sono quelli
interni a ciascun settore di decentramento. Per Firenze
settore di decentramento della provincia di Firenze, relativo
all’ufficio sicurezza provinciale; i capisaldi di 3^ specie si riferiscono agli
uffici del poliziotto di quartiere dei Comuni limitrofi al Comune di Firenze (i
relativi municipi) e agli uffici del poliziotto di quartiere interni alle zone
del comune di Firenze: 1^ Zona centro storico; 2^ Zona P.za Poggi; 3^ Zona P.za
Pitti; 4^ Zona P.za Goldoni; 5^ Zona Via delle
Panche; 6^ Zona Via Faentina.
Capisaldi di 4^ specie
Sono di
collegamento interprovinciale e divengono di collegamento interregionale, per
le province come Firenze
che confina con la l’Emilia - Romagna.
Per Firenze i
capisaldi di 4^ specie, possono così essere individuati: Firenzuola
e Pontassieve.
Riassumendo si può
allora affermare che:
12. – Concentramento delle volanti e di altre
forze di sicurezza in caso di commissione di gravi delitti.
Ogni qual volta si verifica un grave delitto in ciascun settore di
decentramento provinciale, è necessario che le forze di sicurezza mobili anche
del settore preventivo convergano sul luogo del reato, per collaborare nella
ricerca di colpevoli e tracce dell’illecito commesso, sotto la direzione degli
organi preposti alla investigazione.
Così
il sequestro di persona o la rapina commessi nel settore di Bologna, dovranno
comportare il convergere delle forze mobili come le squadre volanti e i servizi
di controllo del territorio, sul luogo ove è stato commesso il grave reato, con
possibilità di impegnare il relativo personale in luoghi più lontani, ove
possono essere ricercate o trovate tracce delle fonti di prova che possano
individuare i colpevoli degli efferati delitti.
Sulla zona Firenze
Centro storico ad esempio, potranno convergere parte delle volanti delle altre zone
cittadine, ma se necessario di altri
settori di decentramento provinciale. Il
coordinamento sarà effettuato dalla centrale operativa
dell’ufficio sicurezza di Firenze.
Sul settore di Pontassieve converge parte delle volanti di
Fiesole e Firenze; coordina il COT di Pontassieve con
l’intesa e il collegamento con l’unica centrale operativa di coordinamento
provinciale di Firenze.
Nel settore di Certaldo, converge parte delle volanti
di Empoli; coordina il COT di Certaldo.
La rete
investigativa del settore di coordinamento, potenziata anche da quella
dell’ufficio sicurezza di coordinamento provinciale, dirige le attività di investigazione per aree e per settori e sottosettori,
così come sono segnalati dal centro di coordinamento di settore.
13. – Collegamento delle unità volanti con gli organismi
laici e religiosi.
Per le varie
funzioni di sicurezza e sociali che la sicurezza
svolge è utile che le unità volanti siano in continuo collegamento con le
associazioni laiche e religiose e con le parrocchie indicate dagli uffici di
coordinamento di settore.
Questo
collegamento sarà rilevante non solo per l’individuazione attraverso l’informazione
di fatti illeciti e dei relativi autori, ma anche per le attività di soccorso e
di aiuto di carattere sociale cui la funzione di
sicurezza può essere chiamata a svolgere. Questa è prevista con il progetto
sicurezza per mezzo anche dei servizi misti organizzati con forze di Polizia e
con operatori civili dei vari settori del volontariato.
Ciò si potrà
verificare in particolare per i casi di disadattamento sociale, per i quali la
pubblica sicurezza potrà essere chiamata a prestare assistenza con il pronto
intervento delle persone anche civili indicate, che sono in grado di fornire
l’assistenza necessaria.
14. – Collegamento delle unità volanti con le unità corrispondenti delle province confinanti.
Tale collegamento
avverrà nei capisaldi di 4^ specie, come Empoli – Signa
– Sesto Fiorentino e
Certaldo per
la provincia di Firenze.
La finalità del
collegamento è quella dello scambio di informazioni
per il controllo del territorio e delle attività produttive. Esso avviene per
mezzo di servizi complessi provinciali e regionali, che opereranno in via
congiunta al fine della migliore conoscenza operativa del territorio e delle
tecniche di intervento.
Il piano di
sicurezza deve prevedere l’organica successione del collegamento, che deve
essere diretto a uniformare l’operatività dei servizi
di sicurezza in presenza delle medesime tipologie di illeciti penali od
amministrativi.
Deve essere
prevista allora l’operatività congiunta di volanti di province limitrofe, per
periodi determinati nell’arco della settimana o del mese, attraverso servizi
complessi, che comprendono personale di province diverse del settore volanti o
con l’intervento di forze regionali.
Verranno valutati nei settori di decentramento interessati e
poi in tutta la provincia, i risultati delle attività di controllo effettuate
in via congiunta con personale di province limitrofe.
Dovranno essere
altresì sperimentate attività di controllo all’interno di ciascuna provincia,
che vengono normalmente effettuate nelle province
confinanti; proprio per valutare l’idoneità della tipologia dei servizi di
sicurezza, in ciascun contesto e realtà territoriale.
15) - Le
informazioni ricevute dal poliziotto di quartiere.
Le informazioni
ricevute dal poliziotto di quartiere verranno
sottoposte ad una attenta analisi in sede di operazioni per la individuazione
di illeciti da segnalare alla rete investigativa.
Questo al fine di
individuare subito quando debba trattarsi di interventi
di carattere sociale o di carattere preventivo di sicurezza od investigativo.
16. – Le informazioni fornite dalla rete di volanti alla rete investigativa.
Nei piani di
sicurezza va prevista una sistematica delle informazioni che le
volanti dovranno fornire alla rete investigativa, anche in relazione ai
tempi e alle modalità con le quali dovranno effettuare le informazioni, al fine
di permettere allo strumento investigativo una pronta ed efficace preparazione
della struttura preposta alla ricerca delle fonti di prova degli illeciti.
Nei piani allora
dovranno essere indicati i luoghi ove effettuare gli
scambi di informazione, gli intervalli di tempo entro i quali effettuare le
informazioni e la probabilità che una certa notizia possa nascondere fatti
illeciti.
17. – Le tecniche di intervento.
Le tecniche di intervento del settore volanti, sono quelle
dell’osservazione e della constatazione diretta. Per l’utilità dell’impiego di
tali tecniche occorrerà creare nelle Scuole di Polizia dei corsi di addestramento per l’apprendimento di tali tecniche.
18. – Verifiche della validità dei piani di sicurezza, per il settore volanti.
Deve essere
prevista la sperimentazione dei piani di sicurezza settore volanti, al fine
della constatazione del raggiungimento degli obiettivi
della diminuzione della criminalità, secondo le statistiche compilate da ciascuna
Prefettura annualmente.
Tale
sperimentazione deve essere riferita a tecniche diversificate
di intervento nelle varie fasi di applicazione:
18
Bis) Gli obiettivi di
piano del settore volanti.
Tutta l’attività
di prevenzione del settore volanti, dovrà avere come riferimento gli obiettivi
di piano, che sono quelli della diminuzione della criminalità, della
commissione cioè di illeciti penali ed amministrativi.
Certamente
l’attività di prevenzione di sicurezza, ha un notevole influsso sulla
commissione di illeciti, per cui è possibile prevedere
che da una organizzazione efficiente dei servizi di volante, connessi con
quelli di altri settori operativi di sicurezza, possa derivare una sensibile
diminuzione della denuncia di reati perché vi una riduzione della loro
commissione.
18 Bis) – OBIETTIVI DEL PIANO SICUREZZA PER
Gli obiettivi devono fissare e
prevedere la fasi della diminuzione della criminalità
per cicli annuali o poliennali.
Si può ad esempio stabilire una diminuzione della
commissione di illeciti (desunta dalle statistiche
della criminalità) del 10 per cento annuo, in presenza di determinate
condizioni, di attività e di mezzi impiegati:
1)– Quali sono i flussi traffico da controllare;
2)– quali sono i relativi punti sensibili e da controllare e
con quale intensità;
3)– quali sono i collegamenti con le forze di polizia
e con i privati da effettuare; indicando i luoghi e le attività pratiche degli
operatori;
4) – con quali capisaldi (di 1^ - 2^ - 3^ - 4^ specie) si vuole perseguire la diminuzione
del crimine;
5) – con quali servizi semplici, complessi, compositi e
misti si vuole perseguire tale finalità;
6) – con quali informazioni avute dai privati e dai vari
livelli di forze di Polizia;
7) – quale è stata la
sperimentazione dei servizi e delle tecniche impiegate per raggiungere gli
obiettivi prefissati.
Questo piano riguarda anche le manifestazioni di ordine pubblico, come incontri sportivi, rappresentazioni
di vario genere, scioperi e manifestazioni varie.
L’analisi della variabilità di questi punti con il
loro impiego combinato, porta la diminuzione del crimine in modo programmato
nel tempo per periodi annuali o poliennali.
Il perseguimento degli obiettivi della diminuzione
della criminalità in una certa percentuale, può poi essere previsto nella
misura maggiore in presenza di determinate condizioni,
vale a dire che quella misura maggiore non poteva essere superata, data
l’esistenza delle condizioni preliminari, date dai mezzi a disposizione, dal
personale esistente e dalle relative attività.
Va cioè giustificato il
perché si è giunti alla diminuzione del 10 per cento e non del 15 per cento,
indicando così i motivi che non hanno permesso una riduzione ulteriore.
Deve essere anche indicato l’andamento del verificarsi
del crimine fisiologico, che per motivi naturali non può essere eliminato;
citando tuttavia quali sono gli accorgimenti che potrebbero portare ad un suo
ridimensionamento, anche se non alla sua eliminazione
completa, impossibile per la natura di tale crimine.
18
Ter) Obiettivi di
piano della rete investigativa.
Anche per la rete
investigativa (DIGOS e squadra mobile) vanno previsti degli obiettivi
specifici, i quali saranno costituiti dalla massima possibilità di individuare gli
autori dei reati e le modalità esecutive degli stessi, si
da costituire un valido deterrente per la commissione futura di illeciti di
carattere penale.
In ogni provincia
dovranno essere stilate a cura delle Prefetture, delle statistiche su tali
risultati conseguiti dalla polizia investigativa e sulla base dei quali verranno commisurati a fine anno i premi di produzione degli
operatori di sicurezza indicati.
Si può affermare
allora che l’aumento del numero di autori di reato che
vengono scioperi da arte della polizia giudiziaria,
costituisce un valido deterrente alla commissione di illeciti. Per cui i premi
di produzione verranno corrisposti solo se vi sarà
l’aumento della percentuale di scoperta degli autori citati o l’acquisizione di
un certo livello di capacità nella funzione predetta.
18 Ter) -OBIETTIVI DI PIANO PER
SUADRA MOBILE
Gli obiettivi di piano per la squadra mobile
consistono nel perseguire un aumento percentuale della scoperta degli autori
degli illeciti, con tecniche sempre più perfezionate:
1)– Va stilata una statistica annuale a cura delle
Prefetture sulla percentuale di autori degli illeciti
scoperti;
2)– L’aumento della scoperta va fatto utilizzando la stessa articolazione del piano di attività investigativa della DIGOS, che
fornisce alla squadra mobile i canali del flusso di traffico illecito, da cui
può scaturire l’evento criminoso di competenza della squadra mobile;
3) – vale a dire che nel piano
andranno previsti quali vie di traffico vanno maggiormente controllate per
giungere agli autori degli illeciti, nel caso ad esempio di uno spaccio di
droga.
4) – quali ancora saranno i punti sensibili da
controllare nelle indagini che si riferiscono ad un reato commesso
(ricettazione, spaccio, rapina,ecc.); quale deve essere
il livello del controllo e quali le sue modalità.
5) – il piano deve prevedere negli obiettivi un aumento
ad esempio dell’iniziale 10 per cento degli autori scoperti, impiegando in modo
diverso le modalità di cui sopra;
6) – va indicato altresì perché non si può andare oltre
quella percentuale di aumento della scoperta degli
autori di illeciti;
DIGOS
Gli obiettivi per
1) – qualità e quantità di controllo dei flussi di traffico illecito;
2) – controllo dei punti sensibili e modalità;
3) – Qualità e intensità dei collegamenti con le
forze di polizia e con i privati;
4) – tipologia e numero di capisaldi di sicurezza,;
5) – Rete di intelligence
anche con le polizie dei altri Paesi europei ed extraeuropei.
SCHEMA DEL PIANO VOLANTI SECONDO LE
ATTIVITA’ OPERATIVE
Il piano volanti operativo sarà compilato in
funzione degli obiettivi da raggiungere, da individuare nella diminuzione della
commissione di illeciti penali ed amministrativi.
Ciò verrà effettuato prevedendo l’operatività
delle volanti secondo i punti di piano indicati e quindi secondo gli itinerari,
il numero di unità operative, la loro dislocazione ed attività.
In particolare lo schema dovrà contenere,
secondo i punti citati:
1)– Quali flussi
di traffico controllare e come; con quali attività di prevenzione cioè e con
quali forze di Polizia;
2)– Le attività produttive
da controllare e come; e inoltre con quale periodicità;
3)– il controllo dei punti
sensibili anche con l’alternanza di volanti di altri settori. Va indicata la
periodicità nei vari orari e turni di servizio e vanno indicate le modalità
esecutive; lo schema dovrà contenere allora il numero di controlli da
effettuare, gli orari e la periodicità.
Dovrà contenere la
pianta e il numero di attività produttive e i punti sensibili, da individuare
con diversa colorazione su un plastico appositamente preparato.
4)– Modalità di collegamento
e numero di collegamenti tra i settori provinciali di decentramento.
5)– Numero e tipo di
collegamento con il poliziotto di quartiere: luoghi di collegamento e orari.
6)– Numero e punti di
collegamento con la rete investigativa.
7)– Numero, tipologie e
orari di collegamento con le forze speciali di Polizia.
8)– Numero, tipo, periodicità
e luoghi di controllo dei servizi semplici e complessi.
9)– Numero, tipo,
periodicità e luoghi di controllo dei servizi compositi.
10)– Funzioni dei capisaldi
di sicurezza in relazione alle attività operative concrete.
11)– Modalità di
collegamento con altre forze di sicurezza del settore volanti, in caso di gravi
delitti commessi. Vanno previsti allora i luoghi del collegamento, le modalità,
il deflusso e l’intervento per gruppi di volanti automatico in caso di allarme.
12)– Numero, periodicità di collegamenti
con gli organismi laici e religiosi.
13)– Numero e tipo di
collegamento nei capisaldi di 4^ specie con volanti di province limitrofe.
14)– Analisi operativa delle
informazioni ricevute dal poliziotto di quartiere per l’utilizzo da parte delle
volanti.
15)– Modalità di
informazione della rete investigativa.
16)- Confronto mensile o
bimestrale dei risultati conseguiti con quelli posti nel piano generale
all’inizio dell’anno.
NEL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI
FIRENZE
Il progetto di impiego della Polizia
Municipale nel territorio della provincia di Firenze, può essere concepito e
reso operativo, prevedendo i seguenti aspetti organizzativi:
1) – struttura della sicurezza nel territorio
della città di Firenze
e provincia. Pag. 19
2) – Operatività e pianificazione. 24
3) – Impiego numerico delle forze disponibili. 37
4) –Elaborazione dei dati relativi agli illeciti di
carattere penale ed amministrativo. 39
5) –
Sperimentazione dei servizi e delle modalità di intervento. 41
L’esame
del progetto segue quindi la citata organizzazione funzionale.
Va detto
primariamente che questa previsione non
è ottimale, perché deve tener conto della situazione reale delle forze
dell’ordine, la quale non è strutturata per prevedere un collegamento ed un impiego operativo massimo degli
operatori di Polizia, visti i notevoli difetti della struttura di sicurezza
italiana, che impedisce di raggiungere effetti elevati di prevenzione e di
repressione degli illeciti.
Tuttavia
le indicazioni contenute nel presente progetto tendono ad illustrare una
operatività, che fa riferimento alla futura organizzazione prevista nel
progetto sicurezza, tendendo a quella ottimale organizzazione e connessione tra
uomini, mezzi e funzioni.
Per
cui pur con questi limiti, il presente progetto costituisce e costruisce un
modello operativo delle forze di Polizia ed in particolare della polizia
municipale di Bologna, certamente superiore a quello attuale; in quanto può
produrre effetti molto positivi per la tutela concreta della sicurezza dei
cittadini e residenti nella città di Bologna.
1) - Struttura della sicurezza nel
territorio di Firenze.
Iniziando
dal primo punto, possiamo prevedere la struttura della sicurezza nell’area
territoriale della città di Firenze e provincia.
Essa
è costituita da:
a) – Forze dell’ordine;
b) – zone di intervento urbano;
c) – capisaldi;
d) – organi di coordinamento.
A) – LE FORZE DELL’ ORDINE SONO DATE
DA:
-
Polizia municipale con sede nel Municipio di Firenze
e distaccamenti operativi nelle zone cittadine.
-
Polizia di Stato con sede direzionale presso la
Questura e Commissariati distaccati;
-
Arma dei carabinieri, presso il gruppo e Comando
Legione.
-
Guardia di Finanza presso il gruppo;.
-
Guardie forestali;
-
Polizie penitenziaria;
-
Vigili del Fuoco.
B) – LE ZONE DI INTERVENTO
Le zone
di intervento sono le zone del poliziotto di quartiere previste dal progetto
sicurezza e comprendono le partizioni in cui deve essere diviso ogni centro
urbano, per permettere il controllo del territorio da parte della Polizia
municipale e quindi la previsione e la scoperta di tutti i reati e illeciti che
possono essere commessi da residenti o da persone che non risiedono nel
territorio comunale.
Va
precisato che le zone sono le aree territoriali di competenza di ciascun nucleo
di operatori della polizia municipale.
Quelle
aree perciò soggette alla perlustrazione e al controllo delle pattuglie
appiedate e automontate della Polizia municipale.
La
somma delle zone costituisce il settore territoriale di decentramento che
comprende il territorio del Comune di Firenze. Tali zone proseguono fino ai
bordi del settore di decentramento di Firenze
come sottosettori di decentramento del settore di Milano.
Possono
quindi essere previste le seguenti 6 zone per la città di Firenze.
1^ Zona -
centro storico:
E’ l’area che si trova all’interno
del quadrilatero avente per vertici: P.ZA DELL’ANNUNZIATA – P.ZA STAZIONE S.MARIA NOVELLA – P.ZA PITTI – P.ZA POGGI
2^ Zona P.ZA POGGI
. Sita tra l’anello della 1^ zona
centro storico e il settore avente per lati IL FIUME ARNO – P.ZA POGGI e VIA FAENTINA – VIA DON MINZONI – VIA
M,ATTEOTTI – P.ZA ANNUNZIATA.
3^ Zona P.ZA PITTI
Sita tra l’anello della 1^ zona e il
settore avente per lati P.ZA PITTI – VIA
SENESE e P.ZA POGGI – FIUME ARNO
4^ Zona P.ZA GOLDONI
Sita tra l’anello della 1^ zona e il
settore avente per lati FIUME ARNO – P.ZA GOLDONI e VIA SENESE P.ZA
PITTI.
5^ Zona VIA DELLE PANCHE
Sita tra l’anello della 1^ zona e il settore avente per lati VIA DELLE
PANCHE – VIA FILIPPO CORRIDORI . P.LE STAZIONE S.MARIA NOVELLA e FIUME ARNO – P.ZA GOLDONI
6^ Zona VIA FAENTINA
Sita tra l’anello della 1^ zona e il
settore avente per lati VIA FAENTINA – VIA MATTEOTTI - P.LE MATTEOTTI – P.LE
ANNUNZIATA e VIA DELLE PANCHE – VIA CORRIDORI – P.LE STAZIONE S.MARIA NOVELLA
C – CAPISALDI DI SICUREZZA
I capisaldi di sicurezza delle zone del
poliziotto di quartiere sono i centri dell’area da controllare e quindi
i luoghi ove si trovano gli uffici di stazionamento del poliziotto di quartiere
per necessità connesse con il proprio servizio.
Si tratta quindi di punti di
appoggio operativo, ove si possono trovare strumenti per l’accertamento degli
autori del reato o luoghi ove l’operatore di Polizia può accompagnare eventuali arrestati o fermati per la necessaria identificazione o
per attività di verbalizzazione, perquisizione e
controllo sommario.
Tali capisaldi per le citate zone di
Firenze Comune, sono di 3^specie e possono essere i seguenti:
a)
– Nella zona 1) centro storico il caposaldo n. 1A) sarà
costituito da una sede attigua a
quella della Polfer
della Stazione di S.Maria Novella, ove si troveranno
uffici e apparecchiature tecniche per permettere lo svolgimento di attività
operative della Polizia municipale.
Un secondo caposaldo 1 B)
potrà essere ubicato presso un edificio di P.za S.Croce
vicno alla Biblioteca nazionale.
La
tecnica del controllo è quella della perlustrazione a tenaglia con ritorno sul
caposaldo, con percorso a losanga che
spazza tutte le vie del centro storico
su due lati perpendicolari da
nord e da sud.
b)
– Per la zona 2 tra Via Faentina e Fiume Arno, un ufficio del poliziotto di
quartiere dovrebbe essere ubicato in zona baricentrica
quale potrebbe essere P.za Beccaria. Esso 2A) è posto nel centro dell’area 2 e permette di effettuare il controllo a raggiera con itinerari a losanga e ritorno
sul caposaldo.
Un secondo caposaldo
2B) di questa zona, si potrebbe ubicare in Piazza Antonelli
e permettere così il controllo a raggiera del centro urbano fino al limite del settore di decentramento
di Firenze, ove cioè la zona continua con il sottosettore che
termina ai bordi del settore di decentramento Firenze. Entro il Comune
di Firenze il settore di decentramento Firenze è diviso in zone, che continuano
come sottosettori fino al limite del settore di decentramento Firenze.
c)
– Per la zona 3 tra Via Senese e Fiume Arno, il
caposaldo n. 3A) può essere ubicato
presso locali del P.le di Porta Romana ed il
controllo viene effettuato con percorso a losanga longitudinale; mentre il
caposaldo 3B) può essere situato in un edificio in zona Badia
a Ripoli con controllo secondo un percorso a losanghe
poste da lati opposti.
d)
– Per la zona 4, tra Fiume Arno – P.zza
Goldoni e Via Senese P.za Pitti, il primo caposaldo 4
A) può essere ubicato presso un edificio
di P.zza di Porta Romana. Il controllo sarà a losanga
con ritorno sul caposaldo dal lato opposto della zona 3. Il secondo 4 B) può
essere situato presso un edificio di P.za Pier della Francesca.
Qui il controllo è utile venga fatto a losanga secondo le
linee di una raggiera con ritorno sul caposaldo.
a)
– Per la zona 5 tra Via delle Panche e Fiume Arno P.za
Goldoni, un primo caposaldo 5 A) può essere ubicato
presso un edificio di V.le Gori. Qui il controllo fa
fatto con percorso a losanghe poste da parti opposte. Un secondo 5 B) si potrà trovare presso
l’ippodromo delle cascine. Il controllo
va fatto a losanga con ritorno sul caposaldo secondo linee longitudinali poste
su lati opposti e perpendicolari al lato maggiore.
b)
– Per la zona 6 tra Via Faentina e Via delle Panche, il caposaldo 6 A) può
essere posto in Via Montave,
con attività di controllo a losanga per
lati opposti, il secondo 6 B) caposaldo può trovare ubicazione in un edificio
di P.za S.Giorgio. Il controllo in questo caso è
opportuno venga effettuato con percorsi a losanga e ritorno sul caposaldo
secondo le linee di una raggiera.
D)
– IL COORDINAMENTO DELLE ATTIVITA’ DI
SICUREZZA
Il coordinamento delle attività di
sicurezza nei Commissariati di zona è compiuto dai dirigenti delle divisioni
componenti ed è attività necessaria, perché permette l’impiego collegato delle
forze di polizia che vi sono sul
territorio del settore di decentramento provinciale.
Ciò è possibile perché le forze di
Polizia con il progetto sicurezza vengono unite in confederazione e perché le loro attività vengono
organizzate in un unico ufficio
denominato proprio Commissariato di zona per le periferie provinciali e Ufficio
sicurezza provinciale, per i Capoluoghi di provincia.
Tale collegamento ha carattere operativo
perché dai dirigenti vengono pianificate le attività di sicurezza, attraverso
una continua interdipendenza di funzioni che si esprime con la redazione dei piani di sicurezza.
Nel caso in questione del Settore di
decentramento della città di Firenze
non esiste attualmente una Direzione dei dirigenti, non esistono Commissariati di zona che permettano di
operare assieme e contemporaneamente le forze di Polizia presenti sul
territorio; per cui occorre creare un organo delle forze di Polizia che in
qualche modo funga da coordinatore delle stesse.
Si tratta di creare almeno una parvenza
di coordinamento reale, per ottenere un qualche risultato positivo, più di ciò
che si ha attualmente con la completa separazione della operatività delle
polizie esistenti.
Questo organo potrebbe essere costituito
dal Comandante della Polizia municipale di Firenze e quindi dal Sindaco della
stessa città come dirigente politico.
Si tratterebbe altresì di un
coordinamento di fatto compiuto in assenza di una specifica normativa ed
organizzazione che lo prevede, e per fare ciò, per dare un ulteriore impulso
alla esigenza di un coordinamento reale, si potrà utilizzare lo strumento
formale del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza presieduto dal
Prefetto, attraverso la proposta in ogni
riunione di costituire un organo
permanente di coordinamento operativo.
Il coordinamento consiste nel concordare con gli altri Comandanti delle forze di Polizia, una pianificazione, un intervento congiunto nelle varie attività di controllo del territorio e di polizia giudiziaria (P.G.) tra le stesse forze dell’ordine.
Per cui le zone di competenza e questo
stesso piano di sicurezza per la Polizia municipale di Firenze, dovrebbero
essere fatti conoscere ai Comandanti delle Polizie citate, per ottenere una
suddivisione degli interventi operativi ed una intesa sulle competenze relative
ai vari livelli e tipologie di reato.
Per cui potrebbe essere ipotizzato che la
polizia municipale ad esempio abbia certe competenze, evitando che nelle stesse
materie vi siano interventi di altre forze dell’ordine.
Queste competenze potrebbero essere le
seguenti come si evince dal contenuto del progetto sicurezza del gruppo
“Atlante 2000”:
a) – controllo della circolazione stradale
da riservare esclusivamente e
progressivamente alla Polizia municipale.
b) -
Reati di competenza del Tribunale in composizione monocratica
ivi compreso quindi il furto aggravato e la rapina. Per gli eventuali sviluppi
più elevati delle indagini vi deve essere il successivo collegamento e conseguenzialmente la prosecuzione delle indagini da parte
dei Carabinieri e della Polizia di Stato nei loro organi specialistici ed
eventualmente nei servizi speciali di P.G., quali
DIA, ROS, SCO, GICO, ecc.
c) - Controlli sulle infrazioni
amministrative di competenza anche attualmente della Polizia municipale.
Questo significa che tutta l’attività di
investigazione che riguarda reati di maggiore gravità anche connessi con la
delinquenza organizzata del Sud Italia e del Nord, è lasciata alla competenza
di Carabinieri o Polizia di Stato e Guardia di Finanza.
Da ciò deriva che il primo intervento sul
luogo del reato o dell’illecito, può essere
compiuto dalla Polizia municipale, ma se da esso emergono elementi più
gravi di carattere penale, la prosecuzione delle indagini viene affidata alla
Polizia di Stato, ai Carabinieri o alla Guardia di Finanza per le specifiche
competenze.
Il coordinatore della Polizia municipale
allora ha il compito di far conoscere il piano per la Polizia municipale di Firenze
e di concordare gli ambiti di competenza territoriale con i Comandanti
delle altre forze di Polizia.
Ciò sarà compiuto dal Comandante della Polizia
municipale ed a livello più elevato dal
Sindaco, che potrà assumere specifiche
intese con il Questore di Firenze, con
il Prefetto di Firenze e con il Comandante del Comando provinciale di Firenze
dei Carabinieri, anche nell’ambito del Comitato provinciale per l’ordine e la
sicurezza pubblica.
2) – OPERATIVITA’ E PIANIFICAZIONE
Questo
paragrafo si riferisce alla previsione di tutto quel complesso di attività che
occorrono per produrre i servizi di sicurezza, che garantiscono cioè l’effettiva sicurezza al cittadino e
residente sul territorio della città di Firenze.
Si tratta allora di pianificare tali
attività, di prevederle in modo ordinato
ed efficiente.
L’organizzazione della pianificazione può
allora riguardare:
a) – Flussi di traffico illecito;
b) – Punti sensibili;
c) – Collegamenti con le forze di Polizia;
d) – Collegamenti con i privati che
forniscono merci e servizi al pubblico;
e) – La tecnica del controllo del
territorio;
- Gli esempi del controllo del territorio
nella tecnica di osservazione per direttrici e
varianti;
f) – Centrale operativa.
a)
– Flussi di traffico illecito
Il piano di controllo del territorio del
poliziotto di quartiere deve tener conto in primo luogo dei flussi di traffico
illecito, per poter individuare e predisporre quelle misure preventive che
possano seguire sin dall’inizio l’iniziativa nel territorio comunale di persone
dedite ad attività illecite o le merci e i mezzi eventualmente utilizzati per
la commissione di reati, come nel caso dello spaccio di stupefacenti, di denaro
falso, di persone da impiegare in attività illecite o nell’esercizio della prostituzione
o ancora da introdurre clandestinamente nel territorio comunale.
Per cui i flussi di traffico illecito per
la città di Bologna possono essere costituiti da vie stradali, autostradali,
ferroviarie e aeree.
Flussi
di traffico stradale
Sono quelli indicati per il progetto
sicurezza settore volanti. Ogni zona indicata avrà la competenza di controllare
i flussi di traffico illecito sulle
rotabili comunali e provinciali o
statali che portano ai centri urbani.
Ciò verrà fatto d’intesa con il settore volanti.
Tale controllo partirà dal quadrilatero i cui vertici sono dati da:
costituito da: P.ZA DELL’ANNUNZIATA – P.ZA STAZIONE S.MARIA
NOVELLA – P.ZA PITTI – P.ZA POGGI.
Zona 2 P.ZA POGGI
Flussi
stradali da controllare: FIRENZE – PONTASSIEVE - AREZZO
FIRENZE
– ONTIGNANO; FIRENZE FIESOLE; FIRENZE –
MUGELLO – BORGO S.GIORGIO - FAENZA
ZONA 3 P.ZA PITTI
FIRENZE
– POGGIBONSI - SIENA; FIRENZE –
IMPRUNETA; FIRENZE – CASCINA – CHIANTI; FIRENZE – INCISA IN VBAL D’ARNO;
FIRENZE – VILLA MAGRA
ZONA 4 P.ZA GOLDONI
FIRENZE
– EMPOLI – PISA – LIVORNO; FIRENZE – VAL DI MORA; FIRENZE – GALLUZZO - CERTOSA
ZONA 5 VIA DELLE PANCHE
FIRENZE
– SESTO – PRATO; FIRENZE – PIOSA – LIVORNO; FIRENZE – PARTO – PISTOTIA - LIUCCA
ZONA 6 VIA FAENTINA
FIRENZE
– MUGELLO – FUTA – BOLOGNA ; FIRENZE – PRATO CALENZANO
BOLOGNA
– LUGO - RAVENNA
FLUSSI
DI TRAFFICO AUTOSTRADALE
Il controllo di questi flussi di
traffico è di competenza della prima divisione settore volanti per i percorsi
esterni ai centri urbani. Tuttavia per le arterie autostradali che si
inseriscono nel tessuto urbano, tale controllo è devoluto alla Polizia
Municipale, d’intesa con il settore volanti, in modo da costituire una
continuità operativa con tale area delle forze dell’ordine.
In particolare tali controlli per la
città di Bologna interessano la Polizia municipale della zona 4 con riferimento
al flusso autostradale che proviene dall’autostrada FIRENZE – SIGNA – PISA –
LIVORNO.
Riguarderanno la zona 3 per quanto concerne le uscite e gli accessi
alla autostrada FIRENZE – SIENA e FIRENZE – ROMA.
FLUSSI
DI TRAFFICO FERROVIARIO.
Per controllare il traffico ferroviario è
necessario che il controllo delle merci e delle persone sia riferito alle seguenti zone:
ZONA 1
Scalo ferroviario di S:Maria Novella, a cura degli operatori del caposaldo 1 A)
sito presso la stessa stazione. Tali operatori effettueranno il controllo riferito ai convogli ferroviari, alle
stazioni e alle adiacenze e sarà operato sui viaggiatori e sulle merci che transitano sui convogli.
Vi saranno delle intese con la
polizia ferroviaria della Polizia di Stato
che controlla le persone sui convogli ferroviari e le merci con
riferimento alla competenza della polizia municipale che si riferisce ai reati minori
puniti con la reclusione fino a quattro anni di carcere e alle violazioni
amministrative.
Nel senso che violazioni di più
grave entità saranno comunicate alla Polizia ferroviaria competente per
territorio.
In questo modo si determinerà la
continuità operativa tra la Polizia municipale e la Polizia di Stato sul
territorio, in modo cioè che il controllo sia continuo in ogni ambito urbano ed
extraurbano.
5^ ZONA
Stazione della Porta al Prato –
Stazione della Cascina (Firenze – Empoli – Pisa); Stazione RIFREDI (Firenze –
Bologna).
2^ ZONA
Stazione
Campo di marte
FIRENZE
– AREZZO – ROMA – PERUGIA
FLUSSI DI
TRAFFICIO AEREO
Come nel caso dei flussi di traffico
ferroviario e stradale, quello del settore aereo riguarderà i minori reati di
competenza del Tribunale in composizione monocratica fino a quattro anni di reclusione e le violazioni amministrative. Per le
ipotesi di reato superiori dovrà essere informata la Polizia di frontiera aerea
della Polizia di Stato.
5^
ZONA
Aeroporto di Peretola
b)
– Punti sensibili
I punti sensibili sono le aree pubbliche
e private che devono essere salvaguardate in modo particolare, perché luoghi
ove si radunano più persone e soggetti quindi ad essere oggetto di illeciti penali ed amministrativi.
Di questi punti sensibili vanno redatte
delle piante organiche, in modo da permettere all’operatore di polizia di
individuarne subito il luogo e la possibilità più celere di raggiungerli, anche
cercando le modalità per un loro controllo multiplo.
Le piante quindi dovranno essere
possedute ed utilizzate da parte dei
vari poliziotti di quartiere durante il
loro servizio.
Possono quindi essere individuati,
facendo riferimento al territorio urbano di Firenze i seguenti punti sensibili:
1^
ZONA CENTRO STORICO: PUNTI SENSIBILI
-
Palazzo
Vecchio;
-
Basilica
S.Maria del Fiore;
-
Campanile
di Giotto;
-
Battistero
di S.Giovanni;
-
Museo
dell’Opera del Duomo;
-
Chiesa
di Santa Croce;
-
Chiesa
di Santo Spirito;
-
Chiesa
di San Salvatore al Monte;
-
Chiesa
di S.Maria Novella;
-
Chiesa
di Badia Fiorentina;
-
Palazzo
Medici - Riccardi
-
farmacie
(per individuare persone che acquistano stupefacenti o siringhe)
-
Ufficio
postale (controllo al fine di prevenire
eventuali rapine)
-
Istituti
di credito (controllo al fine di evitare
eventuali rapine)
-
Hotels
(furti e danneggiamenti)
-
1
Cinema (spaccio stupefacenti, furti su
auto e di auto, danneggiamenti)
-
mercati
( furti, truffe, furti con destrezza, ecc.)
2^ ZONA P.ZA POGGI: PUNTI SENSIBILI
-
Giardino
della Gherardesca;
-
Campo
di Marte;
-
Università
europea La Badia;
-
Centro
tecnico federale di Via Verga;
-
Ostello
della Gioventù di Via del Palmerino;
-
Gli
altri punti sensibili indicati per la prima zona.
3^ ZONA P.ZA PITTI:
PUNTI SENSIBILI
- Giardino dei Boboli;
-
Il Bobolino;
-
P.le
di Poggio Imperiale;
-
Chiesa
di S.Salvatore al Monte;
-
Chiesa
di S.Miniato al Monte;
-
Cimitero
Monumental3e delle Porte Sante;
-
Piazzale
Michelangelo;
-
Torre
del Gallo;
-
Gli
altri punti sensibili indicati per la prima zona.
4^ ZONA P.ZA GOLDONI:
PUNTI SENSIBILI
-
Chiesa
di S.Marioa del carmine;
-
Villa
dell’ombrellino di Bello Sguardo;
-
Cimitero
della misericordia;
-
Lungarno;
-
Villa
Strozzi di Monte Uliveto;
-
Gli
altri punti sensibili indicati per la zona 1.
5^ ZONA VIA DELLE
PANCHE: PUNTI SENSIBILI
-
Mercato
di Novoli;
-
Ippodromo
Le Cascine;
-
Chiesa
d’Ognissanti;
-
Parco
delle Cascine;
-
Cimitero
israelitico;
-
Lungarno
-
Gli
altri punti sensibili indicati per la zona 1.
6^ ZONA VIA FAENTINA:
PUNTI SENSIBILI
-
Fortezza
da Basso;
-
Villa
Granduchessa di Via Cappuccini;
-
Università
degli studi;
-
Arcispedale
Careggi;
-
Chiesa
della Santissima Annunziata;
-
Chiesa
di S.Marco, convento e museo;
-
Gli
altri punti sensibili indicati per la zona 1.
C)
- COLLEGAMENTI CON LE FORZE DI POLIZIA
I collegamenti sono importanti nelle attività di polizia perché mettono in
contatto le funzioni di controllo del territorio delle varie forze dell’ordine.
Nel progetto sicurezza del gruppo
“Atlante 2000” per la regione Veneto, tale collegamento è compiuto con il piano
di sicurezza che unisce le stesse
nell’Ufficio sicurezza provinciale (l’attuale Questura) e nei Commissariati di zona dei settori di
decentramento provinciali.
Lo stesso piano unisce tutte le
attività e le coordina, ivi comprese quelle delle forze speciali quali la
Finanza, le Guardie forestali, la Polizia di frontiera, la polizia ferroviaria
e la polizia penitenziaria.
Non essendo questa la situazione
attuale occorre sostituire la pianificazione inesistente con dei collegamenti
virtuali che opera la Polizia municipale, essendo direttamente interessata alla sicurezza
concreta per la città di Bologna, nei confronti di Polizia di Stato,
Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia penitenziaria, Guardie forestali e
Vigili del Fuoco.
1) – Collegamenti con la Polizia di Stato
Periodicamente e quindi con celerità da
concordare con la Questura di Bologna, la Polizia municipale si recherà presso la stessa per informare i suoi
dirigenti sulle attività illecite scoperte
dalla Polizia municipale, che possono nascondere una gravità maggiore e conseguenzialmente necessitano l’impiego delle forze di
polizia investigative della Questura e dei
Commissariati o quelle ancora superiori della DIA, SCO del Ministero
dell’interno.
Secondo accordi da stabilire con la Questura di Bologna, si può prevedere
che tali collegamenti per comodità o celerità di servizio, possano essere
compiuti anche nei capisaldi del poliziotto di quartiere delle 6 zone, in cui è
stato diviso il territorio di Bologna.
Nei capisaldi cioè le volanti della
Polizia di stato potrebbero essere collegate con le unità poliziotto di
quartiere e scambiare le informazioni, concordando le azioni di prevenzione e
di repressione più idonee per fronteggiare i vari fenomeni criminosi.
2) – Collegamento con i Carabinieri
Avendo gli stessi compiti della Polizia
di Stato, i Carabinieri potranno essere messi in comunicazione con la Polizia
Municipale attraverso il Gruppo dei
Carabinieri di Bologna o come per la Polizia di Stato, attraverso i capisaldi di Bologna, che potranno essere utili per le
indagini da iniziare o già iniziate dai
Carabinieri.
Sarebbe tuttavia opportuno concordare con
i Carabinieri la loro area di intervento territoriale, che potrebbe essere
quella parte della città che comprende
il gruppo dei carabinieri, mentre
l’altra potrebbe essere lasciata alla competenza della Polizia di Stato.
Cosicché per quei fatti delittuosi che
possono far prevedere una maggiore gravità, i collegamenti nei capisaldi vicini
al gruppo dei CC potrebbero essere
compiuti solo con i Carabinieri, mentre quelli delle altre zone potrebbero
essere effettuati solo con la Polizia di Stato. In modo cioè da dividere il
collegamento con Polizia di Stato e Carabinieri in due parti,
corrispondenti alla divisione del
territorio del Comune di Bologna in due aree
corrispondenti ai reati da comunicare ai Carabinieri e alla Polizia di
Stato.
Per cui i collegamenti con la Polizia di
Stato potrebbero riferirsi agli illeciti
scoperti dalla Polizia municipale che
opera nei capisaldi delle zone 2 – 3 – 5.
Cosicché gli operatori della Polizia municipale di queste zone avrebbero
collegamenti solo con la Polizia di Stato. Mentre i collegamenti della Polizia
Municipale con i carabinieri riguarderebbe esclusivamente gli operatori che
effettuano servizio nelle zone 4 – 3 – 1. Questi operatori della Polizia
municipale avranno collegamenti per i fatti delittuosi accertati in servizio
solo con i Carabinieri del Gruppo o degli altri Reparti degli stessi.
3) - Collegamento con la Guardia di Finanza
-
Il
collegamento con la Guardia di Finanza da compiere nel comando relativo, è
importante ed interessa tutte le zone di Bologna. Lo stesso dicasi per le
Guardie forestali e i Vigili del Fuoco.
D)
– COLLEGAMENTI CON I PRIVATI CHE
FORNISCONO SERVIZI E MERCI AL PUBBLICO.
E’ importante poi il collegamento con i
privati che forniscono servizi al pubblico, per trarre dalle informazioni
relative quelle indicazioni che possono aiutare la scoperta o la
prevenzione di reati che vengono commessi all’interno del
territorio del Comune di Bologna.
ZONA
1 - 2 – 3 – 4 – 5 – 6
In tutte le 6 zone andranno tenuti collegamenti con:
-
il
servizio taxi;
-
le
rivendite di giornali;
-
bar;
-
ristoranti;
-
alberghi;
-
i
negozi di oggetti vari;
-
i
negozi di generi alimentari.
-
noleggi
biciclette;
- pompe di benzina;
-
Chiese
(per le informazioni di persone bisognose di assistenza e di soccorso, dato che
la Polizia municipale ha anche la funzione di pubblica sicurezza che comporta
l’aiuto e soccorso per chi si trovi in situazioni di difficoltà. Ma il contatto
con gli organismi religiosi può anche essere utile per conoscere eventuali
persone indigenti di altri paesi stranieri non in regola con i permessi di
soggiorno).
-
Ufficio
informazioni (per individuare chi con fare sospetto ha chiesto indicazioni su
alloggi e case in affitto);
-
autonoleggi
(per informazioni su persone che hanno noleggiato veicoli consegnando documenti
falsi);
-
motoneleggi;
-
campeggi;
ecc.
Ciò al fine di avere una prima
indicazione di eventuali persone
sospette o di attività svolte da esse che non siano legali.
E) –LA
TECNICA DEL CONTROLLO DEL TERRITORIO
La tecnica del controllo del territorio è
quella che più è utile per individuare la commissione di attività illecite, sia
nella loro fase preparatoria che in quella esecutiva.
Si possono così individuare i seguenti
elementi che costituiscono la tecnica del controllo del territorio da parte del
poliziotto di quartiere della città di Bologna.
1) – attività informativa con
. annotazione dei dati
. pianta dei punti di informazione;
. collegamenti con precedenti indizi.
2) – Osservazione diretta secondo le
informazioni ricevute o secondo l’intuito personale.
3)
–
indagine e perlustrazione a tenaglia per
linee variabili con ritorno sul caposaldo.
1) – Attività informativa
Il primo punto della tecnica del
controllo del territorio è di fondamentale importanza perché permette di
ottenere gli strumenti che portano
alla scoperta delle attività illecite anche nella necessaria prevenzione.
La prevenzione che deriva dal controllo scientifico del territorio è una
diretta sua conseguenza e quindi permette di costituire il deterrente per molte
attività illecite che così non possono venir commesse.
Si tratta dell’informazione che va
acquisita da tutti gli indicatori indicati nel paragrafo precedente; vale a
dire tutti quegli operatori che forniscono servizi e merci al pubblico, i quali
possono dare quelle indicazioni che
conferiscono degli elementi tali da individuare da parte del poliziotto di
quartiere, le possibili attività illecite.
L’attività informativa sulle attività
illecite, va quindi acquisita da tutte le fonti di informazione citate.
Queste informazioni vanno accertate dagli
operatori di polizia giudiziaria e vanno catalogate per vagliare la loro
attendibilità e la loro idoneità a far individuare le attività illecite.
Per cui è opportuno e utile che gli
operatori abbiano a disposizione una pianta dei punti di informazione cui essi
accedono nel corso del servizio sul territorio.
Tale pianta non sarà fissa ma variabile
in funzione della variabilità delle fonti di informazione e della loro
attendibilità.
Naturalmente tali informazioni vanno
collegate con precedenti indizi in possesso dell’operatore di Polizia, che gli
permetteranno di organizzare il piano di controllo del territorio, finalizzato
alla individuazione e alla prevenzione delle attività illecite di carattere
penale ed amministrativo.
2) – Osservazione diretta
La tecnica del controllo del territorio ha
bisogno poi della sua attività operativa, che è data dalla osservazione
permessa dalle informazioni ricevute e dall’intuito personale.
Tuttavia è bene dirlo che anche l’intuito più elevato ha sempre
bisogno di una adeguata informazione.
L’osservazione è allora indirizzata dalle
informazioni ricevute che orientano così
l’operatore di Polizia nella scoperta degli autori degli illeciti penali o
amministrativi.
Le informazioni permettono cioè di
puntualizzare l’attenzione sugli elementi
che più possono dare la prova dei reati ed altri illeciti che vengono
commessi.
Ciò vale per gli oggetti che
riguardano lo spaccio di stupefacenti, le persone che esercitano la
prostituzione, i danni che vengono portati
a carico della proprietà e degli oggetti posseduti da qualsiasi persona.
3) – La perlustrazione a tenaglia
L’operatività dell’osservazione è poi
ottenuta con la sistematica della tenaglia con ricaduta sul caposaldo.
Vale a dire che partendo da uno dei
capisaldi indicati, l’operatore della Polizia municipale con percorso a losanga si allontana da esso e
vi ritorna attraverso la direttrice dell’altro lato della losanga, in un certo
intervallo di tempo.
La tenaglia ha quindi direttrici
variabili in modo da spazzare e controllare tutte le 6 zone
in questo caso.
La perlustrazione a tenaglia può quindi
avvenire per cerchi concentrici via più
piccoli o a losanga con la linea delle
losanghe accentrata, diradata,
longitudinale o disposta a
raggiera.
F) CENTRALE
OPERATIVA
Per le operazioni di controllo del
territorio effettuate dalla Polizia municipale è necessaria l’operatività di
una unica centrale operativa, che sarà ubicata presso la sede centrale della
stessa sita nel Municipio di Bologna.
Tale centrale deve essere collegata con i
capisaldi delle 6 zone e con quelli, al fine di dare le direttive di
coordinamento a tutti gli operatori della Polizia municipale che siano
impegnati in attività di controllo del
territorio, avendo individuato gli autori di illeciti penali ed amministrativi.
La centrale operativa dovrebbe essere
unica per tutte le forze dell’ordine di Bologna, tuttavia non potendo essere
realizzata questa condizione per la presenza di centrali dei Carabinieri, della
Polizia di Stato e della Finanza, sarebbe utile che la centrale della polizia
municipale fosse collegata con quella dei Carabinieri e della Polizia di Stato,
oltre che a quella della Guardia di Finanza, al fine di disciplinare gli
interventi sul territorio almeno per quanto si riferisce a quelli congiunti della Polizia Municipale con le varie forze di Polizia.
Ciò potrebbe consentire l’inizio
dell’operatività di una unica centrale operativa per tutte le forze
dell’ordine.
3 – IMPIEGO NUMERICO DELLE FORZE
DISPONIBILI ED USO DELLA DIVISA
Per
ottenere un sufficiente controllo del territorio, occorre partire da una
ipotesi iniziale da modificare con il passare del tempo e sulla scorta
dell’esperienza dei servizi, al fine di giungere ad un dimensionamento dei
servizi, che sia quello necessario e più
giusto per la salvaguardia del territorio comunale.
Vale a dire che si dovrà tendere ad
una dimensione numerica che non sia eccessiva, ma nemmeno troppo insufficiente.
Per cui si possono ipotizzare due
ipotesi iniziali; la prima è una ipotesi
media per le 6 zone in cui è stato ripartito il Comune di Firenze, che
prevede l’operatività contemporanea di 4 pattuglie della Polizia municipale per
ogni zona (2 per ogni caposaldo), la
seconda è una ipotesi ridotta
nel caso in cui non si potesse reperire il personale previsto per la prima e prevede
l’impiego del personale ridotto del 30 per cento. Tuttavia è sempre una
ipotesi valida perché si prevede l’impiego di una unità operativa di 2 uomini
ogni 15.000 abitanti.
IPOTESI MEDIA
Area
urbana del Comune di FIORENZE
4
pattuglie di 2 uomini = 8 u.o.(unità
operative)
8 u.o. X 6 zone = 48 u.o.
48 u.o. X 5 turni = 240
u.o.
più
15% circa per ferie e malattie = 40
unità
Totale
area urbana 280 unità
Poliziotto
di quartiere 280
Controllo
della circolazione stradale 280
Controlli
amministrativi
di
carattere operativo 300
TOTALE
860
IPOTESI
RIDOTTA
Poliziotto di quartiere 180
Controllo
della circolazione stradale 180
Controlli
operativi di
Carattere
amministrativo 200
TOTALE 560
Va
tenuto presente che sia nella prima che nella seconda ipotesi tutti gli
appartenenti alla Polizia municipale vengono impiegati in servizi operativi,
con esclusione di quelli di carattere amministrativo, burocratico o logistico.
SERVIZI
IN DIVISA E IN BORGHESE
Per esigenze di riservatezza è bene che i
servizi di polizia giudiziaria del poliziotto di quartiere vengano svolti
principalmente in borghese, per cui il 70 % potranno essere disimpegnati in divisa e il 30 % in divisa.
Mentre il controllo della circolazione
stradale potrà essere svolto in divisa per il 70 % e in borghese il rimanente
30 %.
La stessa percentuale indicata per i servizi di polizia giudiziaria
potrà essere applicata ai servizi operativi di carattere amministrativo di
competenza della polizia municipale.
4) –
ELABORAZIONE DEI DATI RELATIVI ALLA CRIMINALITA’ ED AGLI ILLECITI AMMINISTRATIVI
Tutti
i dati concernenti la criminalità, i fatti delittuosi cioè commessi nell’area
urbana di Bologna e del suo settore di decentramento, vanno registrati nei
computer al fine della loro elaborazione, che aiuti ad individuare illeciti
simili in futuro.
La registrazione va estesa agli illeciti
amministrativi tra cui vi sono fatti delittuosi che sono stati di recente
depenalizzati.
Ciò potrà avvenire con la prima
introduzione dei dati da parte della polizia municipale al momento della
constatazione degli illeciti.
Successivamente tali fatti verranno
divisi secondo le modalità di commissione, in modo da poter individuare i luoghi ove più facilmente vengono commessi, perché lì si trovano gli
strumenti che facilitano l’attività delittuosa.
Vanno catalogati i fatti delittuosi
secondo gli oggetti utilizzati, per risalire alla fonte di
approvvigionamento di tali strumenti e
quindi individuare la fonte, l’inizio dell’attività esecutiva del reato.
Ciò ha finalità preventive e di deterrenza, perché la conoscenza delle fonti degli
strumenti utilizzati previene il crimine e permette di individuare anche i
fiancheggiatori e successivamente i ricettatori.
Così è possibile elaborare l’evoluzione
del crimine e quindi prevedere le nuove forme di reato che hanno origine da
quelle primarie; comportando ciò la previsione della commissione di illeciti
anche nelle nuove e più elevate modalità di esecuzione.
E’ importante questo studio allora
anche per elaborare i dati sulla
criminalità scoperta dal poliziotto di quartiere, per prevedere quindi l’aumento dei reati
commessi in occasione di particolari manifestazioni e ricorrenze.
Ciò permette di potenziare le forze in
determinati luoghi e di prevedere gli elementi da controllare con maggiore
frequenza ed intensità, in quanto presumibili oggetto di attività delittuose.
L’elaborazione dei dati col computer
permetterà di prevedere i flussi di traffico illecito e la loro variazione in relazione alla presenza di reati commessi in queste zone e da parte di soggetti di varia nazionalità.
Come pure la previsione dei fatti delittuosi
potrà essere effettuata con una analisi dei dati delinquenziali che derivano
dal controllo di certi punti sensibili piuttosto che di altri.
5) – SPERIMENTAZIONE DEI SERVIZI E DELLE
MODALITA’ DI INTERVENTO
Tutti i servizi e le modalità di intervento vanno sperimentati per ottenere una ottimale
qualità dei servizi anche dal punto di vista del numero degli addetti più valido, per l’espletamento degli stessi.
Si tratta cioè di prevedere le attività
operative più idonee per fronteggiare le attività criminose. Quindi la
sperimentazione avverrà per oggetto:
a) – il numero di pattuglie e dei loro
componenti nelle varie zone e nei vari turni per vedere se sono più utili i
servizi diurni o notturni con una certa concentrazione di forze.
b) – La variazione della tecnica della
informazione dagli operatori che offrono servizi al pubblico, al fine di
ottenere una sistematica dell’informazione sempre più elevata.
c) – La variazione della tecnica
dell’osservazione secondo le indicazioni
date dalle fonti di informazione.
La tecnica dell’osservazione riguarda
anche il sistema che produce attività operativa di scoperta, ottenuta anche con
una diversa annotazione dei dati e collegamento con precedenti indizi.
d) – Va poi sperimentata l’indagine a
tenaglia per direttrici variabili, al
fine di ottenere un sistema sempre più valido di controllo del territorio, in
modo che l’area venga spazzata non
lasciando alcun elemento sul territorio
che non risulti ispezionato e analizzato dal punto di vista del collegamento
con determinate attività delittuose.
UFFICIO
SICUREZZA PROVINCIALE
2^
DIVISIONE – POLIZIA INVESTIGATIVA
PIANI DI
SICUREZZA PER:
A.
– Ufficio
DIGOS
B.
– Ufficio
Squadra mobile
Questa divisione in uffici deve riguardare
sia la Polizia di Stato che i Carabinieri, le cui forze faranno parte delle due
divisioni che verranno dirette da un Ufficiale dei carabinieri e da un
Funzionario della Polizia di Stato a turno per periodi da stabilirsi e
corrispondenti all’anno solare o a multipli dello stesso.
Come per i piani di prevenzione della prima
divisione e del poliziotto di quartiere, anche quelli della Polizia
investigativa, dovranno prevedere una organizzazione per punti funzionali:
a.
– I flussi di
traffico;
b.
– I punti
sensibili e le aree produttive da controllare;
c.
– i collegamenti
sui capisaldi o negli uffici del poliziotto di quartiere.
Naturalmente dovranno essere individuati i
nuclei investigativi preposti alle attività di indagine, nei vari settori di
decentramento provinciale e quindi nell’ufficio di coordinamento dei settori
medesimi.
In generale si può affermare che i flussi di
traffico interessano la rete investigativa, perché la loro analisi
particolareggiata permette di individuare i flussi di traffico illecito
regionale, nazionale e internazionale.
I punti sensibili della vita sociale e
produttiva vengono analizzati dalla rete investigativa, con riferimento a reati
che abbisognano di indagini prolungate e complesse.
Il collegamento della rete investigativa con le
altre di carattere preventivo ed amministrativo operativo, deve giungere
all’obiettivo di acquisire le informazioni necessarie per le indagini. Da
questo deriva la necessità di un continuo collegamento con la rete di volanti e
del poliziotto di quartiere; nonché con le forze speciali dello strumento di
sicurezza.
La rete investigativa deve comunque disporre
di una possibilità autonoma di acquisire informazioni attraverso la propria
struttura che utilizza informatori, infiltrati, agenti che provocano l’occasione
per la scoperta di reati particolarmente gravi.
Come per gli altri piani quello della Polizia
investigativa, prevede le forze e le funzioni necessarie per raggiungere gli
obiettivi della maggiore possibilità di individuare gli autori di illeciti
penali.
A. – UFFICIO DIGOS
a.
– I flussi di
traffico
Il controllo dei
flussi di traffico per individuare l’origine di molte attività delittuose
dirette a destabilizzare lo Stato con azioni di criminalità organizzata e di
terrorismo interno ed internazionale, verrà effettuato dalla DIGOS di ciascun
ufficio sicurezza provinciale, con professionalità e competenza di livello
elevato nelle aree investigative citate.
Nello svolgere
queste funzioni le DIGOS terranno collegamenti operativi ed organizzativi, con
le squadre mobili della stessa seconda divisione.
I flussi di
traffico sono quelli indicati per la rete di volanti, ma con estensione
spaziale superiore alla circoscrizione provinciale e riferita quindi al
territorio regionale e poi ultraregionale, ma acquisiti con il collegamento con
le DIGOS e squadre mobili di altre province e regioni.
Quindi le unità
operative dell’ufficio sicurezza provinciale della DIGOS saranno collegate con
quelle delle altre DIGOS della Regione Emilia in questo caso.
L’analisi dei
flussi di traffico da parte della DIGOS, è finalizzata a scoprire le vie
nazionali, regionali e internazionali percorse dalla criminalità organizzata e
dai movimenti terroristici nazionali o stranieri.
Dovranno essere
previste periodiche riunioni allora delle unità operative degli uffici DIGOS
delle varie province della Toscana.
Potranno essere
così analizzate le vie di traffico seguite dalla criminalità per il riciclaggio
del denaro sporco ad esempio, per lo spaccio degli stupefacenti, per il racket delle
diverse attività illecite, ecc.
La DIGOS diviene
allora l’organo che fornisce lo schema della produzione criminosa organizzata
che esiste in un determinato territorio provinciale.
Fornisce cioè alla
squadra mobile i canali entro i quali operare per le indagini immediate e per
quelle a lungo termine di carattere complesso.
Ha compiti
specifici in materia di reati di terrorismo e di destabilizzazione interna per
effetto delle organizzazioni criminose di carattere organizzato.
Questo significa
che oltre a perseguire la finalità di produrre lo schema dei flussi di traffico
che interessano la commissione di illeciti di carattere terroristico o della
criminalità organizzata, ha anche quella di dare alla struttura di intervento
di intervento
immediato, quale è la Squadra nobile, uno strumento organizzativo di carattere
operativo, uno schema che individui la mappa provinciale dei possibili poli di
criminalità organizzata.
Questo schema
delle potenzialità criminose in una certa regione provinciale, facilita il
compito di indagine immediata che deve compiere la Squadra mobile nel caso di
commissione di determinati reati di tipologia comune, ma che sono frutto di un
tessuto delinquenziale organizzato che è stato individuato nella sua struttura
dalla DIGOS.
b.
– Il controllo
dei punti sensibili e delle attività produttive da parte della DIGOS.
Per l’ufficio DOGOS i punti sensibili e le
attività produttive, vanno controllate con riferimento alla specifica attività
di repressione di reati di terrorismo e della criminalità organizzata, diretti
a destabilizzare l’ordinamento giuridico.
Anche in questo caso si tratta di creare lo
schema dei controlli dei vari punti sensibili ed attività produttive, che può
poi essere utilizzato e perfezionato dalla squadra mobile.
Si tratta di uno schema variabile, che è
completo per le finalità della DIGOS e incompleto per la squadra mobile, la
quale lo completerà in relazione alle sue specifiche attività
Lo schema dei flussi di traffico dovrà essere
collegato con quello dei punti sensibili ed aree produttive.
1.
– Le azioni
terroristiche avranno un loro flusso di traffico ad esempio e dei punti
sensibili o aree produttive da controllare.
Si può quindi affermare che i flussi di
traffico si congiungono o si innestano nei punti sensibili.
Il flusso dei beni economici ad esempio
occorrenti, si innesta nel punto sensibile delle tipografie e delle aree
produttive di esplosivo ove spendere il denaro; e così per gli altri elementi
indicati.
1.
– Lo spaccio
di droga.
Per l’intervento della DIGOS deve trattarsi
di delitti di spaccio di stupefacenti o di latro tipo che investono ambiti
spaziali estesi e tali da portare nocumento e destabilizzazione all’ordinamento
democratico.
Il flusso di traffico dello spaccio di
sostanze stupefacenti si innesta ad esempio con i punti sensibili ed aree
produttive, con le zone di collocazione della droga e poi con i punti di
riciclaggio del denaro illecito acquisito.
Per scoprire tali collegamenti occorrerà
l’intesa tra la varie reti investigative provinciali, regionali e di settore di
decentramento nazionale.
In questo caso l’ambito spaziale è perlomeno quello
regionale, ma sarà utile l’intesa e l’operatività congiunta con l’ufficio
sicurezza provinciale.
c) – I collegamenti della DIGOS con le altre reti
investigative e preventive.
I collegamenti della DIGOS vanno allora
tenuti con tutti i servizi di prevenzione e repressione, al fine di acquisire
quelle informazioni, che verranno valutate per mezzo di computer, unitamente a
quelle assunte dallo stesso ufficio DIGOS.
Il computer darà le indicazioni sulle aree da
cui possono provenire gli illeciti attraverso la valutazione delle informazioni
provenienti dalle varie reti preventive e repressive.
Devono essere previsti nel piano sicurezza, i
collegamenti di unità operative della DIGOS con analoghe unità della rete di
volanti, del poliziotto di quartiere e delle specialità, nonché della rete
repressiva.
Per Bologna si può prevedere nel capoluogo un
certo numero di unità operative adibite alle operazioni di collegamento con:
Vi saranno poi degli operatori per ciascun
turno di servizio, che appronteranno le elaborazioni delle notizie e
informazioni ricevute dalle varie reti, attraverso il computer, per restituirle
alle unità operative che operano nei vari punti sensibili ed aree produttive.
Questi operatori usufruiranno naturalmente di
tutti gli strumenti tecnici più idonei per rilevare le informazioni.
Ciò sarà riferito agli elaboratori delle
informazioni al computer e agli operatori che materialmente acquisiscono le
informazioni sul territorio provinciale.
A.
– UFFICIO
SQUADRA MOBILE
a)
– Controllo dei flussi di traffico
Il controllo dei flussi di traffico della
squadra mobile è diretto a ricercare ed effettuate specifiche indagini per i
vari reati commessi, utilizzando i canali informativi forniti dalla DIGOS.
Sui tratterà cioè di indagini finalizzate a individuare
lo specifico flusso di traffico seguito dai criminali.
Il controllo in argomento è quindi diretto
alla raccolta delle fonti di prova relative ad indagini complesse, per reati
flagranti e non flagranti, per i quali sia più o meno laboriosa la ricerca dei
colpevoli.
Sulla base dei canali individuati dalla
DIGOS, la squadra mobile determinerà piste investigative specifiche con propri
operatori, su cui basare le indagini complesse.
b)
– Punti sensibili e attività produttive
Le indagini seguiranno lo schema iniziale redatto
dalla DIGOS. Ciascun specifico elemento di questo schema va poi analizzato ed
elaborato operativamente dall’ufficio squadra mobile.
Per cui i punti sensibili andranno
specificati in relazione ad un certo reato commesso.
Lo spaccio di droga locale potrà trovare
allora le indicazioni generali del flusso del traffico di stupefacenti e dei
punti sensibili, prodotte dalla DIGOS.
Dovrà essere individuato dalla squadra
mobile, nell’ambito del punto sensibile ad esempio scuole o circoli, quale
scuola o quale circolo o quale banca sono interessati al fenomeno criminoso di
cui si è scoperta la commissione.
Andrà effettuato quindi per ogni reato
ricorrente dalla squadra mobile, uno schema particolare dei punti sensibili e
delle aree produttive, che completi lo schema generale della DIGOS e che possa
così essere utilizzato ogni qual volta venga commesso un certo reato.
ESEMPIO: Rapina di oggetti preziosi
DIGOS
SQUADRA MOBILE
a.
– Collegamenti
Anche per la squadra mobile vi sarà l’analisi
delle informazioni con il computer e l’articolazione per ogni tipo di reato dei
flussi di traffico, dei punti sensibili e dei collegamenti, procedendo poi al
confronto dei risultati ottenuti con quelli acquisiti in periodi precedenti.
Le informazioni acquisite dalla rete
investigativa nei vari punti sensibili, vanno inviate alle unità operative di
collegamento che elaborano i dati raccolti e li restituiscono completati con le
ulteriori informazioni ricevute dalle reti preventive e investigative con cui
sono collegati.
I dati di informazione vengono così
aggiustati per fasi successive, fino alla completa scoperta da parte delle
unità di indagine degli autori degli illeciti e delle modalità di commissione
degli stessi.
Il piano della squadra mobile e della DIGOS,
riguarderà allora per i vari tipi di reato, l’indicazione dei flussi di
traffico, dei punti sensibili e dei collegamenti, con le considerazioni
sull’organizzazione dei piani precedenti che ha portato a risultati più o meno
elevati.
Dovrà essere altresì indicata la sistematica
tecnica adottata per l’elaborazione delle informazioni con il computer.
ESEMPIO
NUMERICO DELL’IMPIEGO DELLA RETE INVESTIGATIVA
A.
– UFFICIO DIGOS-
Provincia di FIRENZE
B.
– UFFICIO SQUADRA
MOBILE
1.
– Per ogni
ufficio della rete investigativa devono essere previste le forze di personale
da impiegare nell’accertamento degli autori degli illeciti penali ed
amministrativi e delle modalità di commissione dei reati.
Si può allora
ipotizzare il seguente organico per l’intera rete investigativa.:
60.000 uomini
impiegati permanentemente nell’attività investigativa della DIGOS e della
SQUADRA MOBILE, in Italia:
60.000 : 5 turni
di servizio = 12.000 operatori
12.000- 1.440
(ferie e malattie) = 10.560 operatori di sicurezza
Popolazione
nazionale = 57.000.000 abitanti
57.000.000: 10.560
= 5.400 abitanti per operatore di polizia della rete investigativa, ovvero un
operatore di polizia ogni 5.400 abitanti.
CITTA’
DI FIRENZE E PROVINCIA
374.000 abitanti per la città di Firenze
800.000 abitanti per l’intera provincia di
Firenze
426.000 abitanti con esclusione della città
di Firenze
374.000 : 5.400 abitanti per operatore =
68 operatori circa per turno di servizio per la città di Firenze
426.000 : 5.400 = 78 operatori per ciascuno dei 5 turni di servizio
per 5 settori di
decentramento provinciale per Firenze
provincia, escluso Firenze
Ogni settore di
decentramento avrà 78 : 5 = 16 operatori
circa per turno di servizio, pari
a 64 nell’arco dell’intera giornata.
ESEMPIO NUMERICO DELLE FORZE IMPIEGABILI NEL SETTORE
VOLANTI DELLA PRIMA DIVISIONE DELL’UFFICIO SICUREZZA
PROVINCIALE DI BOLOGNA
60.000 uomini impiegati
permanentemente nel servizio di volante sul territorio nazionale.
10.560 operatori
di sicurezza impiegati in ogni turno di servizio sul territorio nazionale.
68 operatori
impiegati continuativamente sul territorio del Comune di Bologna, come addetti
al settore volanti, cioè vi saranno 34 volanti.
I settori di
intervento sono gli stessi del poliziotto di quartiere e corrispondono ai
sottosettori di decentramento del settore e alle 6 zone in cui è stato
ripartito il Comune di Firenze e che continuano fino ai confini di settore
attraverso il territorio dei Comuni che costituiscono il settore di
decentramento.
Vi saranno poi 8
volanti di due uomini per ogni settore di decentramento della provincia di Firenze.
RIEPILOGO DEL
N. VOLANTI, POLIZIOTTO DI QUARTIERE ED UNITA’ INVESTIGATIVE IN ITALIA.
- Operatori da impiegare nelle unità
investigative 60.000
50. volanti X 2 uomini /volante = 100 uomini
100 uomini X 5
turni = 500 uomini
500 uomini X 100
province = 50.000 uomini + 10.000 (assenze per ferie e malattie) = 60.000
uomini
Lo stesso dicasi
per le altre reti preventive di poliziotto di quartiere e per la rete di
investigazione.
Così avremo 60.000
unità impiegate nelle volanti
60.000 unità impiegate per il poliziotto di
quartiere
60.000 unità impiegate per la rete investigativa
______
180.000 uomini impiegati in
servizi amministrativi e recuperati al servizio attivo
Mediamente in Italia e per ciascuna provincia
vengono impiegate 50 unità volante, 50 unità poliziotto di quartiere e 50 unità
della rete investigativa, per un totale di 150 unità, per ogni turno di
servizio di giorno e di notte.
NUMERO
ATTUALE DI APPARTENENTI ALLE 7 FORZE DI POLIZIA DELLO
STATO
ITALIANO ANNO 2004
POLIZIA DI STATO 100.000
CARABINIERI 110.000
GUARDIA DI FINANZA 64.000
POLIZIA MUNICIPALE 85.000
POLIZIA PENITENZIARIA 50.000
GUARDIE FORESTALI 10.000
VIGILI DEL FUOCO 25.000
________________
444.000
==============
PERSONALE
DA RECUPERARE AL SERVIZIO ATTIVO
Trattasi di personale impiegato in servizi
amministrativi, logistici e burocratici pur avendo la qualifica di Adente o
Ufficiale di P.S. e di Agente o Ufficiale di Polizia Giudiziaria. Queste
funzioni necessarie per il buon andamento di tutta la struttura di sicurezza
delle 7 forze di Polizia italiane, devono essere affidate ad impiegati civili,
ad imprese private con contratto a termine e ad appartenenti alle stesse forze
dell’ordine (nel caso di servizi riservati di carattere amministrativo), ma che
perdono le qualifiche citate, in quanto non più appartenenti al settore
operativo, ma a quello amministrativo. Si tratta comunque in quest’ultimo caso di personale poco numeroso, strettamente
necessario per i servizi amministrativi particolarmente riservati.
In migliaia tale personale può essere così
determinato numericamente (i dati sono
approssimati per difetto, per cui quelli reali
sono certamente molto superiori):
POLIZIA DI STATO 60.000
CARABINIERI 70.000
GUARDIA DI FINANZA 40.000
POLIZIA MUNICIPALE 45.000
POLIZIA PENITENZIARIA 30.000
GUARDIE FORESTALI 6.000
TOTALE 271.000
Questo numero corrisponde ad un valore
inferiore al 60 % dell’intera forza di addetti al settore sicurezza, se si
escludono i vigili del fuoco, per i quali la dispersione è più ridotta.
Tuttavia si tratta sempre di una cifra
approssimata per difetto, dato che per la dispersione del sistema dovuta a
servizi burocratici, amministrativi e logistici, il personale non operativo è
certamente molto superiore ai valori
indicati.
IPOTESI
DI NUOVA DISTRIBUZIONE DI OPERATORI DI POLIZIA TRA LE
VARIE
FORZE DELL’ORDINE SU INDICATE, IN RELAZIONE AL
PROGETTO
DI RISTRUTTURAZIONE GENERALE DEL SETTORE
SICUREZZA.
1.
– POLIZIA DI
STATO ( il valore è indicato in unità operative)
- Operativi in
servizi di prevenzione e repressione 60.000
- Reparti mobili 5.000
- Specialità 10.000
- Dirigenti e
direttivi 1.500
- Ispettori 2.000
78.500
2.
– CARABINIERI
- Operativi in
servizi di prevenzione e repressione 60.000
- Reparti mobili 5.000
- Specialità 10.000
( i 10.000 uomini
attualmente impiegati nei servizi di
Polizia militare,
vanno progressivamente recuperati alla
attività di
prevenzione e di repressione di Polizia, affidando
i relativi
incarichi di polizia militare alle forze armate)
- Dirigenti e
direttivi 1.500
- Gradi equiparati
agli ispettori della Polizia di Stato 2.000
78.500
3.
– ISTITUTI DI
ISTRUZIONE e centri di addestramento
di tutte le forze
di Polizia 5.000
4) – POLIZIA SCIENTIFICA per tutte le
forze di polizia 5.000
5) – GUARDIA DI FINANZA
40.000
6) – POLIZIA MUNICIPALE
amministrativi di carattere operativo 60.000
7) – POLIZIA PENITENZIARIA 35.000
8) – GUARDIE FORESTALI 10.000
9) – VIGILI DEL FUOCO 20.000
TOTALE GENERALE 392.000
444.000 –
392.000 =
52.000
Si
può quindi prevedere di porre in quiescenza i 52.000 operatori di Polizia più
anziani nell’arco di tre anni, le cui somme recuperate andranno a pagare i
servizi amministrativi burocratici e logistici, che saranno affidati ad imprese
private con contratto a termine o ad
impiegati civili. In questo modo il
progetto sicurezza di riorganizzazione delle forze di Polizia italiane avrebbe
costo zero.
VICE
QUESTORE A. DELLA POLIZIA DI STATO
Dr.
Arch. Dr. Bellu Daniele